mercoledì 2 aprile 2014

Una famiglia pseudo vegetariana

Tra i grandi cambiamenti di questo periodo ce n'è uno in particolar modo che riguarda l'alimentazione. Ebbene, ormai sono più di tre settimane che in casa abbiamo deciso di adottare una dieta priva di carne. Pur se ne abbiamo sempre consumata poca, erano anni che cercavo di convincere Giacomo a seguirmi in questa scelta che non sarei mai riuscita ad intraprendere da sola. Poi un giorno di punto in bianco anche lui si convince che troppa carne fa male. Ed ora eccoci qui!

Partiamo dalle premesse. Lasciando da parte i dubbi sul fatto che l'uomo possa essere considerato o meno un carnivoro, la nostra scelta non è dettata da motivazioni animaliste. Per essere più chiari, amiamo gli animali, li adoriamo! Ciò nonostante li vediamo comunque come parte di una complessa catena alimentare in cui l'uomo può tranquillamente essere considerato un predatore. Se ciò non fosse dovremmo considerare "carnefice" anche il cane, il gatto, il leone o la foca. Sempre per la stessa ragione abbiamo deciso di non abbandonare il pesce che continuiamo ad assumere almeno una volta a settimana favorendo quello azzurro dei nostri mari.

I motivi principali dunque sono quelli legati ad una sana alimentazione volta a privilegiare l'assunzione di cereali, legumi, frutta e verdure e cercando di limitare le proteine animali. Ove possibile tutto preferibilmente biologico. Ciò sicuramente anche con un benefico vantaggio per il nostro ecosistema che risente fortemente dello sfruttamento richiesto dall'allevamento e dalle coltivazioni intensive.


Come ulteriore eccezione abbiamo quella legata all'alimentazione del piccolo Davide. Al momento sinceramente non ce la sentiamo di togliergli del tutto la carne soprattutto perchè è uno dei pochi alimenti che lui si degna di mangiare. Con lui quindi stiamo adottando un approccio più moderato. Poca carne ma buona che acquistiamo prevalentemente in Umbria presso una macelleria fidata.

Dunque la nostra famiglia or come ora non può essere considerata vegetariana doc. E sinceramente neanche ce la sentiamo di attaccarci questa etichetta. Ogni scelta nella vita deve essere fatta con consapevolezza e ragionevolezza. Per questo ogni forma di esasperazione o integralismo non fa per noi. Questo può significare che in futuro potremmo anche in particolari circostanze mangiare carne senza essere assaliti da terribili sensi di colpa.

La nostra è una scelta in cui crediamo. Non per questo ci sentiamo nel diritto di imporla agli altri o di criticare chi non l'appoggia. Mi direte piuttosto che il "problema" al momento è quello inverso. E' diffusa la convinzione che senza carne non sia possibile alimentarsi correttamente fornendo all'organismo tutte le sostanze ed i principi nutritivi necessari per la sua salute. Poi ora che sono incinta e fisiologicamente per la gravidanza soffro di anemia... apriti cielo! In tre settimane diverse volte sono stata criticata come un'egoista che non pensa al benessere del proprio figlio. A volte queste accuse sono arrivate anche dagli stessi medici. Come quella volta che durante un'ecografia un medico (poco credibile aggiungo io) mi ha detto che per far crescere bene la bambina avrei dovuto mangiare almeno 300 gr di carne al giorno. Figurarsi, non la mangiavo neanche prima in una settimana!
Ed è qui un pò il grande paradosso. Essere criticati come incoscienti quando invece la scelta di mangiare vegetariano (o quasi) è nata da una maggiore consapevolezza e presa di coscienza dei rischi e dei danni legati ad un'alimentazione non corretta.

Mi piacerebbe davvero tanto confrontarmi con voi su questo tema che sicuramente può essere affrontato seguendo diversi punti di vista. Voi cosa ne pensate? Avete mai prospettato l'idea di ridurre o eliminare il consumo di carne dalla vostra dieta? E se l'avete fatto qual'è la vostra esperienza personale?

lunedì 24 marzo 2014

I'm in love!

Sono innamorata!
Oh quanto è bello dirlo e ripeterlo.
Sono innamorata!
Della mia famiglia, della mia casa, della mia vita.
Oggi ancor di più. Oggi che ho tanti motivi nuovi per gioirne.


Questa piccola vita che cresce e che si fa spazio nella mia pancia. Oggi che mancano circa 37 giorni al suo arrivo tra noi. E noi emozionati che già parliamo di lei in un prossimo futuro. Davide che ripete in continuazione "Sorellina, ma quando arrivi che io voglio salutarti!" e che mi riempie di coccole carezzandomi e baciandomi più e più volte la pancia. Ricordandosi di fare attenzione a non colpirla quando nel lettone giochiamo a fare la lotta. Avendo pazienza nel momento in cui gli chiedo di fermarci a riposare perchè la mamma magari è un pò stanca.
E papà Giacomo. Lui che è il mio compagno di vita. Che mi ripete quanto io sia bella nonostante i chili accumulati (e siamo già a tredici!). Lui che in casa si dà da fare per alleviare un pò le mie fatiche. Lui che nasconde al mio cuore le sue paure. Che le ansie di papà fanno parte della sua natura.


E le miei giornate sono diventate ancora più luminose e felici da quando, una settimana fa, sono finalmente entrata in maternità. L'immensa gioia di godere appieno della dolce attesa di una nuova vita, insieme al desiderio profondo di regalare più tempo alla mia famiglia. 
Ed è il tempo che finalmente ho a disposizione il più prezioso dono di queste mie luminose giornate.

Tempo da dedicare al mio piccolo ometto che mai come ora vedo così felice e sereno. Lui che ogni giorno fa salti di gioia solamente per il fatto che finalmente posso accompagnarlo ed andarlo a riprendere a scuola. Lui che mi chiede in continuazione "Mamma ma tu sei felice?" per poi regalarmi un enorme sorriso ogni volta che gli rispondo "Certo amore mio, sono felice perchè posso stare qui con te!".


Tempo da dedicare a piccoli cambiamenti di vita. Prestando una maggiore attenzione alla cura per l'alimentazione. Senza dimenticare la dolcezza di qualche golosa coccola. Da qui la decisione di non mangiare più carne. E con oggi siamo già a due settimane. Ma di questo cambiamento magari ve ne parlerò meglio un'altra volta.


Tempo da dedicare alla mia casa. Da pulire a fondo, riordinare e rendere ancora più bella ed accogliente.
Sono partita da una luuuunga "To do list" che solo scrivendola mi ha colmato il cuore di tanta energia e buoni propositi.



Magari prossimamente vi aggiorno sugli sviluppi.
E scusate se mi ripeto ma... I'm so in love!
:)

sabato 22 febbraio 2014

Disostruzione pediatrica delle vie aeree: l'importanza di sapere cosa fare

Chi salva un bambino salva il mondo intero.
E' questo il titolo di un seminario organizzato alcuni giorni fa dall'azienda per la quale lavoro ed al quale io e Giacomo abbiamo partecipato. Si è trattato di un corso breve ma efficace tenuto dal Dott. Marco Squicciarini e dai suoi collaboratori dove sono stati presentati tutti i pericoli, le conseguenze spesso mortali nonchè le azioni di pronto intervento da intraprendere nei casi di ostruzione delle vie aeree nei lattanti (bimbi con meno di un anno di età) e nei bambini a seguito dell'ingerimento di latte, cibo o piccoli oggetti.
La prima parte del seminario l'ho passata fondamentalmente a piangere. Pensavo che questa mia acuita sensibilità fosse causata dagli ormoni della gravidanza. Quando poi mi sono voltata e con pudore ho cercato conforto negli occhi dei miei colleghi, dei loro partner, dei nonni o delle baby sitter di turno lì presenti mi sono accorta che il tema che stavamo affrontando aveva davvero in sè qualcosa di profondamente drammatico ed universale.

Ogni anno in Italia muore circa un bambino a settimana a causa di un'ostruzione delle vie respiratorie e per un non tempestivo o inadeguato intervento. Se solo tutti fossimo davvero informati sui pericoli e sulle semplicissime manovre da adottare in queste circostanze forse saremmo davvero capaci di ridurre a zero queste inconcepibili morti.
Perchè poi mi sono accorta che il problema della mancanza di consapevolezza e di preparazione su questo tema è davvero generalizzato. Non si salvano neanche le mense e le stesse scuole. Vi dico solo che quando ho portato la locandina del corso presso l'asilo di Davide per diffondere la parola e per invitare la scuola ad organizzare un seminario anche per tutti gli altri genitori, le maestre mi hanno detto che sarebbe stato davvero utile anche per loro partecipare perchè una formazione del genere non l'avevano mai ricevuta.
Cioè, vi rendete conto? Stiamo tanto attenti a chi affidiamo i nostri figli, valutiamo la moralità, l'affidabilità, la preparazione pedagogica delle insegnanti, delle baby sitter ed anche dei nonni e poi non ci chiediamo se nel caso di rischio di soffocamento questi sappiano con precisione cosa fare!
Ed il fatto di non saperlo neanche noi non è spaventoso?

Questo post è un post informativo e di divulgazione perchè quello che noi abbiamo imparato durante il corso ci ha reso più coscienti del rischio che i nostri bimbi corrono ogni giorno a casa e fuori casa ma che ci ha reso ancora più forti  e consapevoli perchè oggi sappiamo cosa fare se questo dovesse accadere. Ora noi sappiamo come con poche e semplicissime manovre è possibile salvare una vita e cosa assolutissimamente va evitato di fare.

Qui sotto vi riporto i video delle manovre da adottare per la disostruzione delle vie aeree nel lattante:



E quelle da applicare in caso di soffocamento nei bambini:



Le stesse manovre (eccetto quelle che prevedono i colpi inter-scapolari perchè ritenuti poco efficaci), possono essere applicate anche sugli adulti.

Naturalmente questo post non rappresenta in alcun modo un mezzo sostitutivo ad un corso specifico in cui le prove su manichini e l'esperienza e l'assistenza di uno specialista vi permetteranno effettivamente di capire come muovervi ma a volte questi stessi video hanno salvato delle vite umane!

Per informazioni sui corsi e sulle manovre vi rimando invece al sito www.twolife.eu oppure ai numeri di telefono 335.66.20.668 - 335.66.20.601
Il corso base al quale abbiamo partecipato era gratuito. Mi sembra di aver capito che possono essere organizzati in presenza di una platea di partecipanti di almeno 90/100 persone. Un'idea è quella di inoltrare l'iniziativa alle scuole dei vostri bambini, così come abbiamo fatto noi.

sabato 1 febbraio 2014

Pensieri sparsi nella notte

Ore 5:30 di mattina e sono sveglia già da più di un'ora e mezza.
Sveglia con i miei pensieri di neo-mamma. Che poi neo-mamma non dovrei neanche più esserlo.


Sveglia, penso.
Penso al giorno del parto, a dove dovrei e/o vorrei partorire, al fatto che vorrei partecipare ad un corso pre-parto perchè in questo momento dubito delle mie capacità innate di donna e perchè penso che a differenza del primo figlio ora c'è meno incoscienza. E l'incoscienza ti fa dormire la notte più ore. Anche se per il primo figlio notti insonni piene di pensieri non me le sono fatte mancare.

E poi penso al dopo. Al come sarà. Al come farò a dividermi tra affetti ed impegni. Al fatto che forse soffrirò come per Davide della mancanza d'aria fresca che ti offre il respiro indipendente, quello che non è stretto avvinghiato alle esigenze di una creatura che vive solo perchè tu ci sei. Per mesi, tanti lunghi mesi. Penso a me. Penso al mio primo bambino. Penso al mio compagno di vita. Penso e quasi mi dimentico di lei.


Lei che sa già tutto e che ora, in questo momento, scalcia con vigore nella mia pancia per riportarmi con i pensieri a terra.
Lei che non l'ha mai fatto prima ma che sa già come fare a nascere. Lei che con i suoi sorrisi ed il suo amore innato colmerà la stanchezza, i momenti di frustrazione e di sconforto con la gioia della sua presenza. Lei che renderà la nostra famiglia ancora più bella, unita, grande ed importante. Lei che mi suggerisce di non avere paura perchè non si può avere paura della vita.

mercoledì 29 gennaio 2014

Musica, xilofono ad acqua e travasi montessoriani.

Ma quanto, quanto ci piace la musica!
Dolce amica, ci allieta in ogni momento della giornata. Sin dalla mattina presto la radio è accesa sulla nostra frequenza preferita accompagnando i nostri momenti di quotidiana ritualità: la colazione, il lavarci, il vestirci. Tutti questi gesti scortati da sorrisi, balli e canti a squarciagola che rallegrano il buongiorno, anche quello più grigio, stanco e nervoso.
E poi continua, verso scuola ed il lavoro. E ritorna il pomeriggio tardi in casa come sottofondo di giochi, creazioni o della semplice preparazione della cena.
In questo non possiamo assolutamente ritenerci grandi intenditori. Ci piace il jazz, la musica classica, quella pop, il blouse, l'R&B, il rock ed anche le canzoncine per bambini (con parsimonia). Ci basta il ritmo, il timbro, l'armonia del suono che allieta il cuore, lo commuove e lo fa scuotere.

Questa innata passione sembra sia parte integrante anche del piccolino di casa. Lui che da quando era ancora in grembo frequentava con me corsi di musicoterapia. Lui che impazzisce dietro alla banda di paese. Lui che conosce e riconosce dalla forma e dal suono quasi tutti gli strumenti dall'orchestra sinfonica. Lui che desidererebbe averli e suonarli tutti e che per questo suo amore noto ad amici e parenti all'età di tre anni ha già ricevuto in dono: una pianola, due flauti dolce, un tamburo, una fisarmonica, un'armonica a bocca, uno xilofono, una batteria, una chitarrina elettrica, un tamburello ma anche cd musicali e libri a tema.

In alcuni casi gli strumenti sono da noi creati in casa, improvvisati con oggetti di vita quotidiana. Piatti con coperchi di pentole, tamburi con secchi rovesciati, maracas con bottigliette di plastica riempite di riso, ceci o altri legumi secchi che agitati fanno un allegro rumore.
Oggi per esempio abbiamo realizzato in cucina il nostro xilofono ad acqua.

Abbiamo preso alcuni bicchieri di vetro di uguale forma e dimensione, posizionandoli in fila su un vassoio. Il primo gioco è stato quello del classico travaso montessoriano. Con l'ausilio di una brocca di plastica Davide si è impegnato nel riempire di acqua i singoli bicchieri. La difficoltà principale è stata quella di seguire l'ordine decrescente delle quantità: nel primo bicchiere tantissima acqua, nel secondo un pò meno, nel terzo ancor meno ancora e così via. Ho iniziato mostrando a Davide come fare e poi ho lasciato che lui sperimentasse in autonomia l'attività. Alla fine per ottenere il nostro xilofono sono intervenuta invitando il piccino a riordinare i bicchieri in base alle quantità di acqua da essi contenuta e svuotandoli/riempiendoli per fargli assumere alla percussione un suono chiaro e distinguibile.


Una volta pronto e testato lo xilofono ad acqua si è prestato al nostro nuovo gioco delle percussioni.
Curiosità e divertimento assicurato! ;)

mercoledì 15 gennaio 2014

Wardolf Peg Dolls

Due settimane di ferie in corrispondenza delle vacanze natalizie. E chi se le era mai prese! 
Ne avevo proprio bisogno e poi desideravo così tanto dedicare del tempo esclusivo solo alla mia famiglia! E' successo dunque che in quei meravigliosi giorni di completo relax io sia riuscita magicamente a trovare anche il tempo da dedicare ad un progetto creativo che da tanto tempo avevo in mente di realizzare.

Prendendo spunto da alcuni giochi d'ispirazione steineriana ho realizzato quelle che vengono chiamate "peg dolls", ossia bamboline realizzate con semplici ciocchetti di legno sagomato e vestite generalmente di lana, feltro o pannolenci oppure semplicemente dipinte, come quelle che realizzai in riproduzione della nostra famiglia un pò di mesi fa.


L'idea era quella di realizzare un gioco creativo per il mio bambino che portasse in sè la magia delle favole del bosco e che fosse da lui percepito come un dono realizzato con amore e dedizione proprio dalla sua mamma.
Sono nati così sei piccoli adorabili elfi.


Primi fra tutti i folletti delle stagioni.
L'elfo dell'autunno


L'elfo dell'inverno


L'elfo della Primavera


L'elfo dell'estate


E poi due simpatici folletti del bosco amici della natura e di tutti i bambini.


Un pò di muschio raccolto sulle montagne calabresi, qualche piccola pigna naturalmente dorata o da noi decorata ed ecco che in casa abbiamo portato un pò di magia.


Che poi è semplicemente quella che nasce da storie improvvisate da un curioso tre-enne che con vocine diverse dà vita a lunghi racconti di giochi e di amicizia.


Il piccolo di casa se ne è subito innamorato. E voi non credete che siano deliziose?


In questa mia board di Pinterest trovate le Peg Dolls più belle che ho selezionato e che mi hanno maggiormente ispirato.
Allora, chi è la prossima a cimentarsi? ;-)

martedì 14 gennaio 2014

Quando si aspetta un (secondo) bambino

La gestione del tempo è qualcosa di estremamente complesso. Ogni giorno mi imbatto nelle immancabili difficoltà legate all'impegno costante nel cercare pianificare e ritagliare il tempo giusto e di qualità per ogni cosa, per la famiglia, per il lavoro ma anche per me stessa.
Detto ciò negli ultimi cinque mesi e mezzo, il tempo "residuo", quello cioè che avanza agli impegni improrogabili, l'ho investito in una di quelle attività che generalmente ritengo a minore valore aggiunto, ossia riposare. 
Non c'è niente da fare, io sono una persona iperattiva. Non riesco a stare ferma. E se devo stare ferma da ferma devo fare comunque qualcosa. Impegnare la mente e ancor meglio le mani. Poi però arriva il momento in cui bisogna rallentare, spegnere la luce poco dopo cena, cancellare dalla propria "to do list" le attività futili e non necessarie e concedersi il tempo giusto e necessario affinchè il corpo e la mente ritornino a respirare allo stesso ritmo della vita. 70 battiti al secondo non di più. Perchè poi c'è una piccola creatura che si fa spazio dentro di te e che giorno dopo giorno ti occupa i pensieri, il cuore e la pancia. Ed allora anche il non fare niente diventa il fare tutto. Perchè quando si aspetta un bambino anche il solo esserci, esistere, mangiare e dormire diventa un lavoro. Il proprio corpo si trasforma nel mezzo, nello strumento attraverso il quale la vita si offre alla vita e l'anima assapora l'infinito e grandioso senso di magnificenza dell'essere donna generatrice. Il privilegio immenso di sentirsi entità divina. L'anello di continuità della lunga catena dell'umanità. Seminatrice di speranza e di quel futuro che andrà oltre la propria semplice esistenza. 


Per la seconda volta nella mia esistenza mi sento parte di un miracolo. Tutto in me risplende e mi fa gioire di una riconoscenza profonda. 
E rispetto alla prima gravidanza tutto è uguale ma niente è come prima. 
Uguale è l'emozione nell'ammirare quel cuoricino battere all'impazzita. Uguale è la commozione per ogni calcio o pugno ricevuto. Uguale è l'eccitazione nell'immaginare una nuova vita far parte della propria famiglia. L'amore che cresce giorno dopo giorno verso il figlio che se ancora non nato è già figlio. Uguali le paure. Uguali i timori.
Diverso è il vivere queste emozioni. Il corpo sa già cosa aspettarsi. I seni che crescono, la pancia che sporge, i fianchi che si allargano, i chili che si accumulano. Non ci sono più tutte quelle fotografie di profilo. Il corso pre-parto è stato sostituito da un corso di yoga. Non ci sono le interminabili letture di pedagogia per crescere un figlio felice. Ci sono invece studi più attenti per capire se vaccinare o meno il piccino. Capire come fare per svezzarlo in modo più naturale. C'è maggiore consapevolezza. Perchè alla fine si parte già da un'esperienza maturata sul primo di figlio che per un pò di tempo avrà goduto di un'attenzione esclusiva da parte dei genitori ma che nel bene o nel male avrà fatto un pò da cavia alla loro impreparazione.  Perchè i genitori sbagliano. Sbagliano per amore e tante altre volte sbaglieranno. Anche con il loro secondo figlio.

Quando si aspetta un secondo bambino si è più coscienti del proprio ruolo, dei propri limiti, delle proprie responsabilità ed anche se il ritorno ai pannolini, alle notti insonni, ai pianti inconsolabili, allo scombussolamento degli equilibri e dei ritmi dopo tanto tempo ritrovati mettono sinceramente paura c'è poi quel coraggio scellerato, quell'audacia sconsiderata che solo l'amore sa dettare.
Quell'amore che porta a desiderare un secondo bambino non tanto per un puro e mero istinto genitoriale, che anche con un figlio unico potrebbe essere più che pienamente appagato, quanto come il desiderio di fare del secondo figlio un dono d'amore per il primo e del primo un dono d'amore per il secondo. 

Così nel mio cuore sto coltivando questo nuovo sogno d'amore.

martedì 31 dicembre 2013

In quest'ultimo anno

Quello che tra poche ore volgerà al termine è stato un anno di evoluzione e di forte introspezione.
In quest'ultimo anno ho preso veramente coscienza del mio ruolo di genitore, della sua magnificenza e della sua gravezza. Ho maturato alcune mie insicurezze che nel tempo si sono trasformate in consapevolezze. Ho pianto, ho riso, ho amato. Ho gioito delle piccole cose. Ho avuto momenti di cedimento. Ho perso la pazienza. Ho commesso errori e da questi ho imparato. Ho avuto paura del futuro e poi sono tornata a crederci con il cuore ottimista e speranzoso. Ho lavorato, ho faticato ed ho lottato per cercare di trovare sempre il tempo buono da dedicare ai miei amori, alla mia famiglia, ai miei amici e qualche volta anche solo a me stessa.

In questo ultimo anno ho riflettuto su cosa veramente renda un'esistenza bella, speciale e soddisfacente.
Ho compreso l'inutilità del confronto distruttivo, quello che non porta ad evolversi ma solo a maturare il senso di inadeguatezza e ad accrescere quello di frustrazione. Ho preso maggiore consapevolezza del potere dell'amore e della legge di attrazione. Ho capito che a volte è più importante assaporare l'attimo piuttosto che perdere istanti preziosi di vita nel fermarlo. Ho imparato ad assaporare la gioiosa intimità di momenti unici che non necessitano a tutti i costi di essere raccontati per diventare più straordinari.

In questo ultimo anno la vita mi ha benedetto con il dono di una nuova piccola vita che ora cresce nel mio ventre di donna e che sboccerà in primavera.
Un regalo così gioioso per la nostra famiglia che cresce e che crede con fiducia in sè stessa, nelle sue potenzialità, nelle sue capacità di amare e di superare con grinta e determinazione ogni difficoltà, ogni sfida del futuro.

Ed è questo l'augurio più grande per il nuovo anno che vorrei dedicare ad ognuno di voi. L'augurio di mantenere sempre accesa la fiammella della speranza, dell'ottimismo, della gioia e della riconoscenza verso la vita, sempre e nonostante tutto. Per non dimenticare mai le cose che veramente contano, quelle che davvero rendono speciale la nostra esistenza.
Buon anno amiche mie!


domenica 10 novembre 2013

Domenica di sogni felici

Domenica pomeriggio. Ne approfitto dell'ora delle ninne pomeridiane per ritagliare un piccolo spazio di tempo per me e per ciò che più mi piace fare. Fuori piove e finalmente una felpa sulle spalle è necessaria per scaldare questi lunghi pomeriggi d'autunno.

Stamattina la sveglia è suonata alla sette con il piccolino di casa che si è intrufolato nel letto ed in silenzio si è fermato ad osservarci. Nel sonno ho sentito il suo sguardo leggero puntato sul cuore e quando ho aperto i miei occhi la gioia del suo largo sorriso che più che proporre esigeva "colazione!". Il latte con i biscotti e poi pennelli e carta per creare anche quest'anno la nostra lanterna di San Martino.
Una passeggiata sotto casa. Il caffè al bar per Papà e una piccola meringa per il suo bambino. Per me invece niente. Avevo già la pancia piena d'amore.
A casa la preparazione del sugo per la polenta da far cuocere con il vino per ore ed ore. Nel mentre nel forno a crescere la torta pastonudosa di zucca al cioccolato che nel pomeriggio andremo a condividere insieme ad una tazza di thè con alcuni cari amici.

Ci penso spesso a questa ruota che è la vita. Ai momenti di dolore e tristezza che spesso la sconvolgono. Ai più frequenti momenti di confusione e insoddisfazione che la scuotono, ci abbattono ma che possono portare a cambiamenti importanti, a svolte esistenziali. Penso al nostro io. A quello che di vero abbiamo nascosto nel cuore ma che non vogliamo scoprire, non vogliamo ascoltare, perchè poi questo imporrebbe una presa di posizione, una scelta, una decisione. Penso a quello che siamo, a quello che abbiamo, e penso che a questo forse ci pensiamo troppo poco. Stamattina su FB ho letto "Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una" (cit. Confucio).
Bene, è questo che ogni giorno non voglio dimenticare. Che ho una sola vita e che questa deve essere spesa nel miglior modo possibile. E non devo poi compiere chissà quali rivoluzioni per renderla unica e speciale. Consapevolezza e riconoscenza. Si parte da qui per realizzare ogni sogno.

Oggi nel mio cuore ci sono tanti progetti di vita importanti ed ambiziosi. Come sempre il primo è fare felici ed essere felice. Per gli altri qualcosa poi vi racconterò con il tempo. :-)
Nel frattempo una domenica di sogni felici.

lunedì 4 novembre 2013

A volte la cosa più difficile è iniziare

Diversi mesi fa mi ponevo centinaia di domande ed ero assalita da migliaia di dubbi. Perchè scrivere? Perchè condividere i miei pensieri, i miei scatti, i miei momenti preziosi di vita con voi sul mio blog?
In tutto questo tempo non ho trovato alcuna risposta. Forse semplicemente perchè ho smesso di pensare concentrando la mia attenzione ed i miei perchè solo sul mio semplice sentire. Non avevo voglia di scrivere. Non avevo voglia di condividere. Volevo solo vivere la mia semplice e preziosa vita in silenzio. Lontana da tutti ma vicina al cuore dei miei cari. E così è stato.

Ora non mi faccio più molte domande. Sento semplicemente dentro di me il desiderio di tornare in un luogo caro. Di rincontrarvi e ricominciare a raccontare di me e dei miei pensieri. In tutto ciò non so se  questa mia soffitta subirà qualche cambiamento. Qualora fosse questo sarà espressione del mio essere mutante e del mio bisogno di evolvere e di crescere rimanendo comunque e sempre fedele a me stessa.

A volte la cosa più difficile è iniziare. Digitare le prime parole dopo tanto tempo come se fosse la prima volta. Ecco, questa possiamo considerarla come la prima volta. Così dalla prossima potrò ricominciare a scrivere senza dover fare premesse. Come se non ci fosse stata alcuna interruzione.

E ringrazio tutte voi per i tantissimi commenti, mail e messaggi che ho ricevuto in questi mesi. Vi ringrazio perchè pur rispettando il mio bisogno di allontanarmi mi siete sempre state vicine ed avete fatto sentire questa mia soffitta un luogo ancora più speciale ed amato. Se sono di nuovo qui è anche grazie a voi! :-)

domenica 4 agosto 2013

Della sorte di questo blog

Manco da più di un mese.
Questa è la prima volta che succede da cinque anni a questa parte, ossia da quando decisi di aprire un blog e scrivere di me, della mia vita, dei miei pensieri di donna.
Manco da più di un mese e per la prima volta questa mia soffitta non mi è mancata. I giorni sono trascorsi veloci ma lenti, ricchi ma leggeri, presa da mille e più impegni, lavoro, giochi e faccende quotidiane, una meravigliosa settimana di mare inclusa.
Manco da più di trenta giorni eppure nonostante io abbia vissuto momenti così pieni e preziosi, ricchi di emozioni ed anche di qualche grande novità, io per la prima volta qui non so di cosa parlare.
Ed allora provo a rileggere le antiche pagine del mio blog chiedendomi per quale mia spinta interna questo sia nato. Voglia di raccontare? Voglia di raccontarsi? Voglia di condividere i miei istanti di vita per renderli ancora più speciali? Voglia di trasmettere un messaggio? Voglia di mettere in luce e far riaffiorare tutto quello che di bello nella vita c'è?
Si, penso che sia stato per tutto questo ma anche per altro. Forse anche un pò per il bisogno di colmare un piccolo vuoto. Un vuoto di tempo. Un vuoto di impegni. Un vuoto di pensiero. E forse anche un pò per il desiderio di compiacere e di farsi compiacere come se questa mia preziosa vita ne avesse veramente bisogno.
Ecco io ora mi ritrovo a chiedermi se davvero abbia un senso continuare a mostrarmi con foto e parole qui, in queste pagine aperte al mondo, in questo mare in cui tante persone speciali ho incontrato ma che ultimamente un pò mi intimorisce suggerendomi di preservare di più l'intimità mia e dei miei cari.
Per la prima volta ho dei dubbi. Mi chiedo perchè la mia semplice esistenza dovrebbe poi interessare agli altri. E se interessa perchè interessa? Prima queste domande non me le ponevo, oggi si.

Un pò di tempo fa una delle mie lettrici mi ha scritto in privato chiedendomi di toglierle una enorme curiosità (così la chiamò) ossia capire se io sono felice così come traspare nei miei post e se mio figlio è l'idillio che appare dalle mie foto oppure no.
Questa semplice domanda che io immagino sia stata posta con spontaneità mi ha colpito e scosso moltissimo. Forse se non fosse stata posta come "un' enorme curiosità" ma semplicemente come momento di confronto e condivisione di stati d'animo, forse io nel rispondere non mi sarei sentita così turbata.

Da sempre su queste pagine ho digitato lettere con il cuore leggero e le dita veloci. Oggi un pò di questa spontaneità l'ho persa e forse è giusto che sia così.
Sto cercando di capire che strada far prendere a questo mio blog che tanto amo. Sto cercando di comprendere in che modo io possa tenerlo vivo rispettando il mio essere ed i miei bisogni di oggi.
Sarei un'ipocrita se vi dicessi che scrivo solo per il desiderio di scrivere. Scrivere su un blog aperto al pubblico significa aspettarsi che qualcuno ti legga e che torni a leggerti, che ti lasci un commento o un pensiero su cui riflettere e che ti supporti e ti motivi nel continuare a scrivere ed offrire un pò di te.
Vorrei chiedervi di supportarmi in questo momento di riflessione e di aiutarmi a capire perchè questa mia soffitta dovrebbe rimanere aperta. Perchè vi passate e vi fermate a leggere. Cosa vi piace e cosa vorreste continuare a trovarvi.
Grazie se vorrete aiutarmi...
...una Chiara confusa ma felice...

sabato 29 giugno 2013

Quello di cui ho bisogno

Ultimamente sto vivendo un periodo un pò pesante. Non dico che sia triste, per carità! La tristezza la conosco e so che è tutta un'altra cosa. Dico solo che in questo periodo mi sento stanca, appesantita, vagamente apatica. Ho la lacrima facile ed ho la (falsa) percezione di sentirmi al mondo piccola e sola. Per di più mi faccio un sacco di domande. Si tratta di domande complesse. Quelle che vertono su temi esistenziali: chi sono, cosa faccio, dove vado, dove voglio approdare, di cosa ho veramente bisogno. 

Mentre in un giorno di questi ero a lì crogiolarmi suoi miei perchè e per come, all'improvviso nella semplicità di alcuni istanti di vita ho trovato l'ovvia risposta a tante domande ed un respiro di profonda gioia per il cuore.
Questo è esattamente quello che è successo due domeniche fa.

Lorenza non la riabbracciavo da più di un anno. Il nostro legame, nato attraverso la rete dei nostri blog, è cresciuto semplice, bello, spontaneo, da subito molto forte. Nonostante la distanza fisica, nel tempo siamo riuscite a frequentarci con un'assiduità che in diverse circostanze ha battuto quella di altre amicizie geograficamente più vicine.
Di Lorenza in questo mio diario di vita ne ho parlato più e più volte. Forse perchè Lorenza è il legame profondo di amicizia che lega la mia vita privata con quella virtuale della blogosfera.
Voglio un gran bene grande a questa ragazza che più di quattro anni fa mi lasciò il suo primo commento e che un giorno mi propose di incontrarci. Le voglio bene per il suo animo gentile e sensibile e comunque rivoluzionario. Le voglio bene per la sua arguzia, per la sua semplicità e per i suoi gesti d'amore spassionati come quello che ci ha portati a festeggiare insieme il giorno del suo matrimonio con il suo Mister P. a quasi un anno dalla data in cui si sono uniti, appena pochi giorni dopo l'unione tra me e Mister G. (che forse è meglio chiamarlo semplicemente Giacomo).

Ci siamo ritrovate sotto le ombrose fronde di un noccioleto. Tavoli sparsi gremiti di amici e parenti pronti ad alzare i calici al cielo ed inneggiare allegre canzoni di paese.


L'atmosfera leggera, frizzante, cordiale. Quella stessa atmosfera che mi ha fatto pensare "Ecco, ho bisogno solo di questo: di amore, amicizia e la leggerezza di una canzone!"




Poi per gioco il pulcino si è sfilato i sandaletti. Allora un vecchio amico di famiglia della mia cara Lorenza si è avvicinato e sorridendo al piccolino con voce fragorosa gli ha detto "Bravo Davide! Tu si che capisci! Bisogna camminare scalzi. Non camminiamo più scalzi sulla terra. Abbiamo gomma sotto la pianta dei piedi e sotto i piedi il cemento. Dalla terra si assorbe energia e per farlo occorre camminare scalzi".
Insomma, Davide  mi aveva già tentata, ma dopo questa asserzione così saggia non ho atteso un altro istante e ho sfilato via anche i miei sandali dalle zeppe alte.


Ci siamo presi per mano io ed il mio bambino ed insieme ci siamo allontanati dalla gente entrando sempre più dentro al bosco di noccioli.  Lontano dalle voci. Lontano dal mondo. 


Non so ben descrivervi il piccolo grande mistero che si è svelato. Ma in quegli istanti di contatto selvaggio del piede con il suolo della natura mi ha fatto sentire Viva. Viva come non mi sentivo da così tanto tempo. La natura, io ed il mio bambino. Tutto era perfetto!
La luce che filtrava rada e che saltava di foglia in foglia come un antico gioco di specchi. Il cinguettio intermittente di qualche uccello che forse da lontano ci osservava incuriosito. La terra umida, i sassolini pungenti sotto la pianta dei piedi e quell'energia di cui parlava il vecchio che saliva su per le caviglie, i polpacci, le cosce, passava per la pancia facendovi volare farfalle ed arrivava al petto scuotendolo in battiti di gioia e di riconoscenza. Io sono viva!
E poi la presenza forte di questa piccola vivace creatura composta dalle stesse cellule del mio cuore. Lui che mi ha fatto togliere le scarpe per condurmi sotto questo bosco e giocare con lui come si faceva una volta, con foglie e bastoncini.
In quegli istanti preziosi lo ricordo, io ho pensato: "Ho bisogno di camminare a piedi nudi. Ho bisogno della natura e di questo bambino che è il mio maestro".


E ci ho pensato. Alla vita snaturata che spesso conduco. Ai ritmi incalzanti. Agli impegni che non lasciano spazio al fare nulla. Ho pensato al mio lavoro ed al mio ruolo di moglie e madre in famiglia. Ci ho pensato a vedermi un pò come Amanda Soul che coltiva l'orto ed alleva pecore e galline. Alla sua vita. Ai suoi cinque figli. Al suo gomitolo di lana ed ai ferri sempre pronti sotto il braccio.
In realtà oltre a lei ho pensato anche alla vita di altre mamme blogger che profondamente ammiro chi per un motivo, chi per un altro. E mentre ci pensavo dentro di me nasceva un marcio senso di inadeguatezza e di insoddisfazione. Possibile che nella mia percezione tutte queste mamme abbiano una vita più soddisfacente della mia?


Insomma, in questo mio momento di agitazione interiore sono caduta nell'errore comune di non apprezzare quello che ho e contestualmente ad ambire a quello che altri hanno (si certo, potete pure chiamarla invidia).
Ho pensato a tutto questo e dopo di questo ho pensato che stavo errando nel pensare. Perchè è giusto confrontarsi ma è sbagliato non considerare che ognuno di noi è diverso ed ha delle spinte verso l'esterno e verso l'interno che seguono delle logiche completamente diverse. I miei bisogni più profondi non possono essere confrontati con quelli di Amanda nè con quelli di qualunque altra donna di questo mondo. Se sto vivendo questa vita alla fine forse è perchè questa è semplicemente la vita che voglio vivere. Se fossi pronta a cambiarla l'avrei già fatto. Ma no, non è ancora il momento.

E nel riconoscere i miei sbagli, nel sostenere le mie fragilità e nel perdonare le mie debolezze, alla fine ho capito che ho semplicemente e solo bisogno del senso di riconoscimento e di gratitudine. Lo stesso sentimento che mi ha fatto pensare di aver bisogno di amore, amicizia e della leggerezza di una canzone. Lo stesso senso che mi ha fatto percepire di aver bisogno solo di camminare scalza, della natura e del mio bambino maestro.



Quel senso di riconoscimento e gratitudine che ogni tanto mi perdo per strada ma che porta alla vita in modo diretto.
Quel senso di riconoscimento e gratitudine che dà un peso reale ad ogni cosa e che spero mi porti sempre a fare oggi e nel futuro delle scelte giuste per il mio cuore.

Al mio bambino maestro questo è quello che anche grazie al suo aiuto io gli vorrei insegnare.

mercoledì 12 giugno 2013

Cara Nonna,

alcuni giorni fa ero al supermercato a fare la spesa con Davide. Ero stanca. Mi sento molto stanca in questo periodo. Cercavo di ricordare la lista delle poche cose da comprare e nel frattempo provavo a tenere a bada il pulcino che si divertiva a riempirmi il cestino di prodotti che non avrei mai neanche immaginato di acquistare.

Ad un certo punto vengo distratta da una giovane voce di donna. Il suo timbro è deciso. Il suo tono sicuro, rassicurante. Sta chiedendo a qualcuno di cosa ha bisogno in casa. Alzo la testa e mi fermo ad guardarla. La ragazza ha si e no la mia stessa età e trascina dietro sé un cestino rosso identico al mio ma già completamente pieno. Dietro di lei la segue zoppicando una vecchia signora. E' poggiata ad una stampella premuta sotto l'ascella del braccio destro e risponde farfugliando qualcosa, come se non sapesse. Di fronte a questa incertezza la giovane donna comunque non indugia. Continua ad operare solerte e concentrata. Ogni tanto si volta indietro per accertarsi che la vecchina le stia al passo. La osserva con premura. Preleva qualcosa dal banco frigo. Chiede se sono terminati i tovaglioli di carta. Parla all'anziana donna con una dolcezza segreta ed io capisco che si tratta di una nipote e di sua nonna.
Sono lì che continuo ad osservarle mentre lentamente si allontanano verso le casse. Dentro di me sento forte l'istinto di inseguirle. Voglio raggiungere quella ragazza e dirle che in questo momento la sto terribilmente invidiando, che vorrei tanto essere al posto suo. Vorrei fare anche io la spesa per mia nonna, curarmi di lei, farla sentire protetta, amata e coccolata dalle mie attenzioni. Voglio dirle che mi manchi tanto Nonna e che vorrei ancora averti qui con me. Che sono passati quasi quattro anni da quando te ne sei andata ma che il vuoto della tua assenza ancora non sono riuscito a colmarlo e non so se riuscirò mai.
Vorrei fermarla quella giovane donna. Invece rimango distante, ferma, fredda finché Davide inizia a strattonarmi la gamba del pantalone. Ha adocchiato una busta di patatine sullo scaffale, vuole che gliele compri.

Mi sveglio così dal torpore dei miei pensieri. Spiego a Davide che le patatine le acquisteremo un'altra volta ma che appena tornati a casa potremo preparare insieme i suoi amati pop-corn.
Ci avviciniamo finalmente alle casse. Le due donne sono già andate via.


Oggi Nonna sarebbe stato il giorno del tuo ottantacinquesimo compleanno.
Mi chiedo dove sei. Se puoi ascoltarmi. Osservarmi crescere ed invecchiare. Mi chiedo se sei fiera di me e se anche io ti manco così tanto.
E mentre non riesco ad arrestare queste lacrime d'amore e di malinconia, sorrido. Pensando a quanto è stato bello averti vissuto in questa vita. Oggi che continuo a portarti nel mio cuore con così tanta dolcezza, amore e devozione. Oggi che ti amo ancora di più.
Buon compleanno Nonna mia!

lunedì 3 giugno 2013

La gestione dei conflitti genitore-figlio e la Comunicazione Nonviolenta

Alcuni giorni fa ho preso in prestito dalla libreria pubblica dell'ufficio in cui lavoro il libro "Crescere i bambini con la Comunicazione Nonviolenta".
Che ci fa un libro del genere in un contesto lavorativo? Beh, in primo luogo bisogna considerare che come me parte della popolazione aziendale oltre che essere semplicemente lavoratore è anche genitore. In secondo, la Comunicazione Nonviolenta rappresenta un valido strumento per relazionarsi in "n" contesti ed uno di questo è l'ambito lavorativo. Terzo, la mia azienda su certe cose sta proprio avanti, ma questo è un altro discorso.


La Comunicazione Nonviolenta (CNV), conosciuta anche come Comunicazione Compassionevole o Comunicazione Collaborativa (guardate un pò che meraviglia di nomi!), rappresenta una modalità di linguaggio sviluppata da Marshall Rosenberg e che si basa sulla costruzione di una forma di comunicazione capace di risolvere in modo costruttivo qualunque tipo di conflitto scaturente da una relazione. Conflitto che tende a degenerare nel momento in cui le parti non riescono ad individuare una strategia efficace per riuscire a soddisfare le reciproche esigenze. E qui mi viene vagamente in mente anche la nota teoria dell'equilibrio di Nash.

La CNV dunque si basa su tre pilastri:
- l'auto-empatia, ossia la capacità di riconoscere profondamente ed in modo compassionevole la propria esperienza interiore, il proprio sentire.
- l'empatia, ovvero il riuscire ad ascoltare il sentire dell'altro in modo compassionevole,
- l'auto-espressione onesta, il saper comunicare in modo onesto il proprio senso di bisogno e di disagio in modo tale che questo inspiri compassione nell'altro.

Il segreto più bello e commovente di questa teoria si basa sull'idea che il senso di compassione è qualcosa di naturale ed è insito in ognuno di noi: i bisogni umani universali non sono mai in conflitto tra di loro mentre i conflitti  sorgono solo nel momento in cui le strategie per soddisfare bisogni personali si scontrano.

Conducendo le riflessioni su come sia possibile applicare il linguaggio nonviolento in un rapporto genitore-figlio, il libro si apre con un esempio emblematico che espone con efficacia le dinamiche e le modalità generalmente adottate dagli adulti nell'affrontare le situazioni di conflitto con i bambini.
Marshall spiega che durante un seminario rivolto ai genitori aveva diviso i partecipanti in due gruppi facendoli accomodare in due stanze distinte ed assegnando loro il compito di scrivere su un foglio di carta un esempio di dialogo tra loro ed un'altra persona in una situazione di conflitto. Ad un gruppo veniva assegnata come controparte un vicino di casa, all'altro un bambino. Fu interessante dunque notare come, nel corso di diversi esercizi del genere, normalmente le persone mostravano un atteggiamento di meno rispetto ed empatia verso i bambini piuttosto che verso i vicini di casa, come se l'età adulta sia considerata un pre-requisito per riconoscere autorevolezza e rispetto alla controparte.

Non so voi come siete stati educati ma in casa mia l'atteggiamento di autorità e di richiesta forzata di rispetto delle regole è da sempre stato utilizzato. Mia madre e mia nonna personificavano l'immagine del tipico capo-famiglia. Le regole erano poche ma chiare e non si potevano sgarrare. Contavano fino a tre "Unoooo, dueeee e.... " e al tre non ci arrivavano mai perchè per la paura di quella che sarebbe stata la conseguenza, che solo in poche occasioni ho avuto la brava curiosità di sperimentare, obbedivamo tutti come soldatini. Le punizioni esistevano e venivano somministrate con rigorosa solerzia ma anche con quello che io ritengo alla fine un saggio approccio. Del tipo, mia madre non mi ha mai obbligato a studiare, semplicemente mi spiegava "Organizzati come vuoi tu le giornate ma se non porti buoni risultati da scuola io non ti pago più le lezioni di danza!". In questo modo si è anche sviluppato in me un vago senso di responsabilità. Mia nonna invece non sopportava i capricci e minacciava "Se non smetti di frignare ti metto in punizione!". Ed allora ci portava in una stanza e prima di chiudere la porta spiegava con fermezza "Qua ti puoi sfogare, quando hai finito di fare la lagna puoi venire di là".
Ricordo qualche sculacciata, uno schiaffone in età adolescenziale ma a parte questo le mani da noi non sono mai state utilizzate.

Il metodo mostrato nel libro, invece, si basa su approccio alquanto sfidante, soprattutto per chi come me ha avuto un'educazione completamente diversa: abbandonare le tattiche coercitive come la punizione, la ricompensa e la permissività per andare ad instaurare con il proprio bambino una connessione basata sul reciproco rispetto in cui genitore e figlio sono entrambi consapevoli che i propri bisogni ed il benessere dell'altra persona sono ugualmente importanti e strettamente interdipendenti.

La logica si basa sul fatto che l'atteggiamento genitoriale mirato all'obiettivo "il bambino deve fare quello che dico io" rappresenta per il figlio una minaccia per la sua autonomia compromettendo il suo diritto a scegliere quello che per esigenza sente di fare. In questi casi quando i bambini, o ragazzi che siano, percepiscono una forma di pretesa è difficile far cogliere loro il valore di ciò che viene richiesto ed in genere reagiscono con un atteggiamento di rifiuto e di negazione. Inoltre, si aggiunge il rischio che il bambino possa credere che i genitori offrano loro affetto e rispetto solo a condizione che facciano quello che loro vogliono.
Marshall sostiene dunque una realtà in cui io credo profondamente ossia che l'amore incondizionato prescinde da come le persone si comportino per cui, in qualunque circostanza, riceveranno dai genitori una comprensione profonda. 

Sempre per mia esperienza personale e riferendomi al caso dell'impegno a studiare mia madre non mi ha mai obbligato ad andare a scuola il giorno in cui non mi sentivo preparata. Anche quando il pomeriggio prima non avevo sacrificato la danza per lo studio. Incoerenza? Forse semplice comprensione, nonostante il suo chiaro atteggiamento di coercizione.

Dunque, la comunicazione non violenta si basa soprattutto sul comunicare il proprio stato di disagio, comprendere quello dell'altra parta e trovare insieme una soluzione. Marshall spiega nel libro una situazione di conflitto con suo figlio incaricato di portare la spazzatura fuori casa due volte la settimana. Ogni volta era uno scontro quando un giorno il padre prese il figlio per chiedergli come potevano insieme trovare una soluzione costruttiva per soddisfare entrambe le esigenze evidentemente in conflitto: per il padre avere la pattumiera pulita (per essere sintetici) per il figlio fare quello che voleva. Il figlio allora chiese che il padre spiegasse ogni volta se quella che avanzava era una richiesta o una pretesa. Modificando l'approccio dunque il figlio si ritrovò più o meno sempre a fare quello che il padre desiderava come richiesta.

Ok, io ci ho provato! L'ultimo esperimento l'ho fatto ieri sera. Eravamo tutti e tre a tavola. Davide aveva una fetta di pane tra le mani e si stava divertendo a staccarne le bricioline ed a buttarle a terra.
Mi sono chiesta. Perchè sta facendo questo? Semplice, si stava divertendo a provocarmi! Mica le stava buttando nel piatto! Dunque ho provato a fargli presente la mia esigenza "Amore, ti prego, non buttare per terra le bricioline. A mamma le fa male la schiena e per chinarsi a raccoglierle poi le farà male ancora di più". La sua attività ha incominciato a farsi dunque ancora più impegnata. In più indossava un sorrisetto beffardo del tipo "E mo' che mi fai?". Gli ho spiegato nuovamente la mia esigenza stavolta cercando di svegliare in lui il maggior senso di compassione possibile (stavo quasi frignando). Ma che! continuava ed ora rideva sonoramente. Sono passata dunque alla coercizione "Se continui mamma ti toglierà il pane". Continuava. Gli ho tolto il pane. Si è messo a frignare. Ed io "Se ti ridò il pane non butti più le mollichine per terra?". Si, mi ha fatto lui. E non le ha più buttate.
Ecco, la mia non era proprio una richiesta quanto una pretesa. Ma la sua non mi sembrava neanche tanto un'esigenza!
Ecco questa metodologia è molto comune nella nostra relazione. Insomma parto bene ma poi ripiego sulla coercizione abbinata eventualmente al metodo ricompensa. Insomma il fallimento più totale secondo il metodo della comunicazione nonviolenta!

Ma altre volte sono più brava. Quando ho tanta tanta pazienza (e vi assicuro che in genere ne ho tanta a meno che non siano i giorni prima del ciclo, abbia dormito poco o sia in ritardo) adotto il metodo da me coniato "Se non riesci a convincerlo, confondilo!". Vuole camminare facendo strusciare a terra sotto il piede l'apri bottiglie con il rischio che mi rovini il pavimento? Gli spiego la mia motivazione e glielo sostituisco con il sottopentola di sughero fingendo che sia più fico! Vuoi suonare le pentole con il cucchiaio di acciaio ma dopo 10 minuti di martellamenti non ne sopporto più il rumore? Gli spiego che ho mail di testa e provo a sostituirgli il cucchiaio con uno di legno che almeno un pò attutisce il suono (ma non sempre è d'accordo con me!). Non vuoi indossare una maglietta che mamma ha scelto per te? Gliene prospetto altre due che per caratteristiche siano simili e gli faccio indossare quella che lui preferisce.

Altre volte invece sono espressione del peggio di una madre. Incomincio ad urlare e qualche rara volta mi scappa pure una sculacciata. E mentro lo faccio mi rendo conto che non mi sopporto e che questo atteggiamento non porta veramente a niente. E' decisamente il più controproducente se non che immediatamente dopo rinsavisco chiedo scusa e cerchiamo di trovare una nuova soluzione.

E poi c'è il metodo della stanza della punizione  Stanza del Ritrovo, quello di mia nonna per intenderci. Capisco che per alcune di voi questo metodo è inconcepibile ma secondo me ha un senso. Nella stanza il bambino, che nel momento del conflitto sta semplicemente sfoderando il suo capriccio migliore (che non necessariamente è espressione di un'esigenza non soddisfatta), ha modo di sfogarsi e di far esprimere liberamente il suo senso di frustrazione, che è sano perchè sentimento comune ad ognuno di noi e che deve imparare a saper gestire e quindi controllare. Quando Davide è nella stanza piange e si dispera per non più di 5 minuti. Di solito poi smette di botto e si ripresenta con un sorriso vivace come se niente fosse successo. Se entro i 5 minuti invece non smette di piangere vado io da lui. Lo prendo in braccio e chiedo se vuole fare pace con mamma. Ci abbracciamo, ci baciamo e ritorniamo a comunicare.

Insomma, alla fine di questo lunghissimo post ecco la mia considerazione finale.
Io penso che la CNV rappresenti una valida linea di guida in grado di aiutare un genitore a costruire un rapporto di ascolto, rispetto e di empatia con il proprio figlio. Tuttavia come tutte le linee pedagogiche penso che anche questa debba essere applicata in modo ragionevole, adattandola al rapporto unico e speciale che si ha con il proprio bambino e tenendo comunque in considerazione che lo scontro genitori-figli è inevitabile. In molti casi infatti non si tratta semplicemente di gestire conflitti ma anche di impartire un'educazione. Il che non significa costringere i figli a "fare quello che vogliamo noi" ma aiutarli a capire che nella vita esistono delle regole imprescindibili dal proprio volere e che bisogna rispettare in qualunque contesto di vita familiare e sociale.

Detto ciò, questo è l'approccio più o meno sensato che personalmente adotto per gestire le attuali situazioni di conflitto con mio figlio. Forse sto andando bene. Sicuramente devo ancora imparare molto.
A questo punto volevo chiedervi, cosa ne pensate della comunicazione non-violenta? Riuscite ad adottarla nella vostra famiglia? Come provate a gestire le situazioni di conflitto? Avete qualche suggerimento utile da proporre?

Ecco che questo post vuole essere soprattutto un'occasione di confronto per discutere insieme di metodi ed approcci diversi che possono essere spunto di riflessione e di approfondimento per ognuna di noi! Grazie in anticipo a chi vorrà offrire la sua esperienza come madre o anche semplicemente come figlia.

sabato 1 giugno 2013

Una casa di cartone per la nostra famiglia

Una volta creata la nostra famiglia in miniatura con Davide abbiamo pensato che sarebbe stato bello costruirgli anche una casetta da abitare :-)


In una delle nostre sere creative abbiamo preso una scatola di cartone conservata da non so quanti anni (perchè prima o poi lo sapevo che sarebbe servita!) e con un altro foglio di cartoncino abbiamo realizzato due pareti che, attaccate a quelle interne della scatola, ci hanno fatto dono di ben tre stanze!
Dal catalogo Ikea abbiamo poi ritagliato le sagome di mobili e accessori che sono diventati parte del nostro allegro e colorato arredamento.


Ora voglio essere sincera con voi. Davide avrà pure trascorso tra taglia e incolla una mezz'oretta creativa e vagamente entusiasmante  ma come mi sono divertita io a giocare con lui, vogliamo mettere?
Vi dico solo che questo piccolo progetto creativo mi ha preso ed entusiasmato così tanto che ho continuato a lavorarci su persino dopo cena e... e va bene, confesso anche che alcuni mobili scelti dal pulcino sono stati sostituiti da quelli che secondo me erano più di buon gusto. Ok, ho sbagliato, ma che volete farci? Vi giuro che non sapevo come fermarmi! :-)


Ed è così che ora Mamma, Papà, Davide e l'amico Fantasmino girano sorridendo per le stanze della nuova casa. Perchè sarà una casa sgangherata ma è anche tanto tanto allegra!




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